sabato 4 febbraio 2012

"Noi siamo quello che mangiamo"


«Noi siamo quello che mangiamo», è una celebre frase del grande filosofo tedesco Ludwig Feuerbach. Ma non solo, ciò che mangiamo dice agli altri chi siamo e i principi etici che abbiamo, dichiarano i vegani. E non sono certo fantasie. «Mangiare bene è fondamentale per la prevenzione e la salute, e se all’alimentazione associamo un corretto stile di vita i vantaggi aumentano. Uno stile di vita adeguato aiuta a prevenire l’osteoporosi, il diabete, l’ipertensione, l’anemia, elevati tassi di colesterolo e di trigliceridi, solo per fare qualche esempio», considera il dottor Franco Berrino dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. E non finisce qui. «Abbiamo perso di vista, e questo vale anche per molti medici e uomini di scienza, l’insegnamento che ci viene dai passati millenni, un esperimento grossolano ma di enorme significato. Da quando il buon Dio ha insegnato a coltivare i campi, i popoli della terra hanno sempre saputo che cereali e legumi, occasionalmente insieme ad altri semi oppure a cibo di origine animale, più spesso insieme a verdure di vario tipo, offrono una perfetta combinazione alimentare», ricorda Berrino. Che aggiunge. «Nei paesi occidentali, durante l’ultimo secolo ci si è, via via, allontanati dalla dieta tradizionale: alimenti che in passato arrivavano a tavola occasionalmente, come i cibi di origine animale - carne e latte che era difficilmente conservabile - oppure che non erano neppure conosciuti, come zucchero e farine molto raffinate, ora la fanno da padrone. Attualmente, si consumano anche cibi che in natura non esistono affatto, come certi grassi presenti nelle margarine o i nuovi «grassi non grassi». Un modo di mangiare, questo, sempre più ricco di calorie, zuccheri semplici e proteine, ma in realtà povero di alimenti naturalmente completi, ha contribuito molto allo sviluppo delle malattie «da civiltà»: obesità, diabete, ipertensione, aterosclerosi, infarto...».
Il professor Lucio Lucchin, presidente dell’Associazione Adi (Associazione italiana di dietetica e nutrizione clinica), afferma: «Gli italiani tendono a mangiare peggio, soprattutto per due ragioni. La prima è legata molto alla scarsa disponibilità economica per tutti quegli alimenti che rivestono un ruolo di primo piano per la salute, come frutta e verdura. Poi, c’è da considerare che, in genere, le promozioni avviate dalle grandi catene non riguardano quasi mai gli alimenti più idonei per il corpo, ma quelli, apparentemente, definiti più «sazianti». Così dagli scaffali occhieggiano salumi e formaggi a prezzi speciali, piuttosto che verdure».
Il quadro che emerge fa capire che tutto ciò rischia di avere un impatto negativo sul sistema immunitario. Tutto questo ha un impatto negativo sulla qualità dell'alimentazione in generale. «La cosa è ancora più evidente per i bambini che appartengono alle classi meno agiate: consumano una quota minore di frutta e verdura. Stesso discorso per gli anziani che, per far quadrare il bilancio, mettono nel carrello prodotti a buon mercato. Va a finire che al posto di una bella minestra di legumi, a pranzo o cena, preferiscono i wurstel acquistati in offerta», chiosa Lucchin.

Notizie tratte dal mensile Vita e Salute

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