lunedì 16 aprile 2012

Kamut: un mito da sfatare



E io che pensavo fosse altamente proteico!
Leggete questo articolo e scoprirete come ci stanno ingannando..



Ha buone proprietà nutrizionali ed è eccellente per la pastificazione, ma non è stato “risvegliato” da una tomba egizia e non è adatto ai celiaci. Inoltre viene coltivato e venduto in regime di monopolio, ha un costo eccessivo, e una pesante impronta ecologica. Luci ed ombre del Kamut – o meglio, del Khorasan: un tipo di frumento che tra l’altro abbiamo anche in Italia.

“Kamut” non è il nome di un grano, ma il marchio commerciale (come “Mulino Bianco” o “McDonald’s”) che la società Kamut International ltd (K.Int.) ha posto su una varietà di frumento registrata negli Stati Uniti con la sigla QK-77, coltivata e venduta in regime di monopolio e famoso in tutto il mondo grazie ad un’operazione di marketing senza precedenti.
C’è chi chiama questa varietà il “grano del faraone” perché si racconta che i suoi semi sono stati ritrovati intorno alla metà del secolo scorso in una tomba egizia ed inviati nel Montana, dove dopo migliaia di anni sono stati “risvegliati” e moltiplicati.

Il frumento prodotto e venduto con il marchio Kamut è coltivato negli Stati Uniti (Montana) e nel Canada (Alberta e Saskatchewan), sotto lo stretto controllo della famiglia Quinn, proprietaria della società K.Int.; in Italia è importato solo da aziende autorizzate e può essere macinato solo da mulini autorizzati. Tutti i prodotti che portano il marchio sono preparati e venduti sotto licenza della K.Int e sotto il controllo della Kamut Enterprises of Europe.
Il marketing decisamente efficace che è alla base del successo del Kamut ha fatto leva su tre aspetti: la suggestiva leggenda del suo ritrovamento, l’attribuzione di eccezionali qualità nutrizionali ed una presunta compatibilità per gli intolleranti al glutine. Parliamone.

Il Frumento orientale o Grano grosso o Khorasan – lo chiamiamo col suo nome tramandato, comune e “pubblico”, mentre Kamut è un nome di fantasia registrato – è una specie (Triticum turgidum subsp. turanicum) appartenente allo stesso gruppo genetico del frumento duro: presenta un culmo (fusto) alto anche 180 cm; ha la cariosside (chicco) nuda e molto lunga, più di quella di qualunque altro frumento; è originario della fascia compresa tra l’Anatolia e l’Altopiano iranico (Khorasan è il nome di una regione dell’Iran); nel corso dei secoli si è diffuso sulle sponde del Mediterraneo orientale, dove in aziende di piccola scala è sopravissuto all’espansione del frumento duro e tenero.

L’invenzione commerciale del ritrovamento
Dunque, per trovare il Khorasan in Egitto non era (e non è) davvero necessario scomodare le tombe dei faraoni; senza contare che un tipo di Khorasan era (e, marginalmente ancora è) coltivato anche tra Lucania, Sannio e Abruzzo: è laSaragolla, da non confondere con una omonima varietà migliorata di frumento duro ottenuta da un incrocio e registrata nal 2004 dalla Società Produttori Sementi di Bologna. Inoltre non bisogna dimenticare che la germinabilità del frumento decade dopo pochi decenni, per quanto ideali siano le condizioni di conservazione. Tutto questo porta ariconoscere nella storia del presunto ritrovamento del Khorasan/Kamut solo una fantasiosa invenzione commerciale, eleborata per stimolare il desiderio di qualcosa di puro, antico ed esotico. E, a onor del vero, la stessa K.Int. ha preso le distanze salla leggenda che, prealtro, ormai non ha più bisogno di essere incoraggiata.
Dai dati oggi disponibili, di fonte pubblica e privata, tra gli elementi di maggiore caratterizzazione del Khorasan ci sono un elevato contenuto proteico, in generale superiore alla media dei frumenti duri e teneri, e buoni valori di beta-carotene e selenio; per le altre componenti qualitative e nutrizionali non ci sono differenze sostanziali rispetto agli altri frumenti.

Glutine: non ne è né privo né povero
Bisogna, infatti, chiarire che, come ogni frumento, il Khorasan è inadatto per l’alimentazione dei celiaci, perché contiene glutine (e non ne è né privo né povero, come, poco responsabilmente, una certa comunicazione pubblicitaria afferma o lascia intendere) e ne contiene in misura superiore a quella dei frumenti teneri ed a numerose varietà di frumento duro.

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Kamut: glutine secco 15,5%, glutine/proteine 94,5%

Frumento duro: glutine secco 12,5%, glutine/proteine 87,5%

Farro dicocco: glutine secco 14%, glutine/proteine 79%

Frumento tenero: glutine secco 13,4%, glutine/proteine 80,6%

Farro spelta: glutine secco 17,1%, glutine/proteine 93%

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Detto ciò, il Khorasan è certamente un frumento rustico, con ampia dattabilità ambientale, eccellente per la pastificazione. Come ogni frumento che non è stato sottoposto a procedimenti di miglioramento genetico o ad una pressione selettiva troppo spinta, e proprio per questo motivo pare sia più facilmente digeribile dalle persone che soffrono di lievi allergie e intolleranze, comunque non riconducibili alla celiachia: ma questo è proprio ciò che si può dire dei farri e delle “antiche” varietà di frumento duro e tenero. Se la sua coltivazione è biologica (come permette la sua rusticità e come, per i propri prodotti, assicura il disciplinare del marchio Kamut), si può dire che senz’altro è un prodotto salutare, senza però scadere in esagerazioni né in forzature incoraggiate dalla moda e dal marketing del salutismo.

Costi elevati, per il portafoglio e per il Pianeta
Restano ancora tre aspetti che gettano un’ombra sul prodotto a marchio Kamut (ma non sul Khorasan!):

è il monopolio commerciale imposto dalla K.Int. su un frumento tradizionale che, come tale, dovrebbe invece essere patrimonio di tutti, e più di chiunque altro delle comunità che nel tempo lo hanno conservato e tramandato;

è il costo eccessivo del prodotto finito (dall’80 al 200% in più di una pasta di comune grano duro biologico), poco giustificabile a sostanziaòe parità di valori qualitativi e nutrizionali, dovuto al regime di monopolio, ai costi di trasporto, ai diritti di uso ed ai costi di propaganda, ma dovuto anche agli effetti di un mercato dell’eccellenza che trasforma il cibo in oggetto di lusso, di gratificazione e di distinzione, e che specula sul desiderio di rassicurazione e sul bisogno di salute;

è la pesante impronta ecologica legata allo spostamento di un prodotto perlopiù coltivato dall’altra parte del Mondo che arriva sulle nostre tavole attraverso una filiera molto lunga (migliaia di chilometri), e che, solo per questo fatto, non è compatibile con la filosofia della decrescita e con l’attenzione al consumo locale, fatto se possibile a “chilometro zero”.

Note
Per i dati riferiti in questo articolo sono stati consultati i siti dell’Associazione Italiana Celiachia (www.celiachia.it), dell’Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (www.inran.it), della Kamut International (www.kamut.com), dell’United States Department of Agricolture (www.usda.gov), dell’Insitute Sciwentifique de Recherche Agronomique (http://grain.jouy.inra.fr), l’articolo di A. R. Piergiovanni, R. Simeone, A. Pasqualone, “Composition of whole and refine meals of Kamut under southern Italian conditions” su Chemical Engineering Transactions, 2009, vol. 17: 891-896. Alcuni dati sonostati indicati da Oriana Porfiri (comunicazione personale).
Fonte: aam Terra Nuova, marzo 2010, n°248, pagg.73-76

martedì 3 aprile 2012

Orto:La consociazione e le piante ortive


Con il termine consociazione si intende la coltivazione contemporanea di diversi ortaggi sullo stesso
appezzamento. Tale tecnica consente di valorizzare le complesse interazioni esistenti tra le piante. Grazie alle

particolari caratteristiche degli essudati radicali, delle resine e degli olii essenziali prodotti, alcune piante

sono in grado di stimolare, o in qualche caso di reprimere, lo sviluppo delle specie vegetali che

crescono nelle loro immediate vicinanze, di allontanare insetti dannosi o attrarre quelli utili. Il

principio della coltivazione mista è stato introdotto in agricoltura sulla base di quello che avviene in natura.
Erbe Effetti
Abrotano
Seminare qua e là nell'orto. E' consociabile con il cavolo del quale migliora il gusto e
lo sviluppo. Allontana la farfalla cavolaia.
Achillea
Come bordura, sui sentieri e vicino alle erbe aromatiche delle quali aumenta la
produzione di oli essenziali.
Aglio Contribuisce alla crescita e alla salute di rose e lamponi.
Aneto Si accompagna al cavolo, non ama le carote.
Assenzio
Come bordura tiene lontani gli animali dall'orto, ma la sua vicinanza non fa bene a
nessuna pianta: da tenere quindi alla giusta distanza.
Basilico
Si accompagna ai pomodori migliorandone il gusto e lo sviluppo. Respinge mosche e
zanzare. Odia però la ruta e non può starle vicino.
Camomilla Ottima la consociazione con cavoli e cipolle: ne migliora il gusto e lo sviluppo.
Cerfoglio Consociabile ai ravanelli: ne migliora lo sviluppo e il sapore.
Cumino Seminare qua e là nell'orto: Ammorbidisce il terreno.
Dragoncello Utile in tutto l'orto.
Erba cipollina Consociabile alle carote: ne migliora il gusto e lo sviluppo.
Finocchio selvatico
Tenere lontano dall'orto. La maggior parte delle piante non ne apprezza la
compagnia.
Issopo Tiene lontana la farfalla cavolaia. Si associa ai cavoli e alla vite. Non ama i ravanelli.
Lamio bianco Consociabile con le patate, dalle quali tiene lontani gli insetti.
Levistico Seminare qua e là nell'orto. Migliora il gusto e la robustezza delle piante.
Lino
Consociato alle carote e alle patate ne migliora il gusto e lo sviluppo. Tiene lontane le
dorifere dalle patate.
Maggiorana Migliora il profumo delle piante.
Melissa Migliora il sapore e lo sviluppo dei pomodori.
Menta Migliora il gusto e lo sviluppo di cavoli e pomodori. Tiene lontana la farfalla cavolaia.
Mentuccia Tiene lontana l'altica.
Nasturtium
E' molto utile ai ravanelli, ai cavoli e a tutte le cucurbitacee. seminato sotto gli alberi
da frutto tiene lontani gli afidi e altri insetti.
Petunia Protegge i fagioli dagli insetti.
Portulaca Può essere usata per tenere il terreno coperto sotto il granturco.
Rafano Seminato negli anfoli delle aiuole delle patate tiene lontani gli insetti.
Rosmarino
Consociabile con cavoli, fagioli, carote e salvia. Tiene lontane la cavolaia. la mosca
delle carote e l'epilachna.
Ruta Seminata vicino a rose e lamponi li protegge dagli insetti. Odia il basilico.
Salvia Consoviabile con rosmarino, cavoli e carote ma non con i cetrioli.
Santoreggia Migliora il gusto e la salute di fagioli e cipolle.
Tagete E' una delle piante più attive nella lotta agli insetti.
Tanaceto Seminato con rose, lamponi, sotto gli alberi da frutto, tiene lontano gli insetti volanti.
Timo Il suo odore tiene lontano la cavolaia.
Valeriana Va bene ovunque nell'orto.